Scritto da Il Fazioso
Pinocchietto Fini sta intortando molti cosiddetti liberali facendogli credere che dopo una vita da statalista e antimercatista sia diventato il nuovo paladino dei liberali e dei liberisti.
Certo considerando le sue incredibili giravolte uno può legittimamente pensare che possa intraprendere pure questa strada, tanto ormai Fini rappresenta tutto e il contrario di tutto.
Anche nel discorso di ieri tra omissioni e generalizzazioni ha in realtà dimostrato una volta di più che gli ammiccamenti liberali sono solo strumentali.
Innanzitutto Fini non è un liberale nella gestione del partito: accusa il Pdl di essere stalinista, chiuso ai dibattiti e senza regole quando in An le critiche non erano accettate, epurava i dissidenti o anche solo coloro che osavano avere dei dubbi nei suoi confronti, non convocava mai congressi, accentrava il potere nelle sue mani e imponeva la linea del partito senza discussione preventiva.
Ieri poi non ha mancato di lisciare il pelo a Tremonti, sperando di averlo dalla sua parte nel caso di una precipitazione della crisi. Ma con i suoi ma anche veltroniani non ha dimenticato di far capire chi è: si è scagliato sui tagli alla spesa pubblica non dando alternative, ha parlato genericamente di no al mercatismo, ha attaccato vergognosamente come un sindacalista qualsiasi la Gelmini a proposito dei precari (evidentemente fosse per lui li avrebbe assunti a tempo indeterminato tutti, fregandosene dei conti pubblici). Non ha poi fatto accenno a diminuzioni delle tasse ma ha parlato di quoziente familiare (idea non sua) che ai liberali duri e puri non è che faccia impazzire… Si è appropriato di una legge: quella sulla liberalizzazione dei servizi pubblici che anche i sassi sanno sia di brunettiana impostazione anche perchè Ronchi, diciamolo, non è poi questa cima…. (tanto è vero che non ha saputo difendere per niente la legge).
D’altronde Fini è sempre stato un difensore strenuo dei dipendenti pubblici (infatti da quando Brunetta attacca gli sprechi e punta sulla meritocrazia, non ha mancato qualche critica a questa impostazione) e si ricordano le sue battaglie nella legislatura 2001-2006 per non far mancare agli statali i loro privilegi. Ha candidato una sindacalista, la Polverini, salvo mollarla quando sperava che il centrodestra andasse male alle regionali.
Il bello però è stata la sua meravigliosa proposta (l’unica originale) di assise del mondo del lavoro, una specie di residuato bellico, che secondo lui potrebbe risolvere i problemi di economia e welfare. Ma il punto centrale ribadito in più punti è che il suo obiettivo è la concertazione: bisogna discutere su tutto, con tutti….. per poi non decidere nulla.
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