L’estate della politica sta volgendo al termine ma, almeno oltreoceano, non si è notato il solito cartello “chiuso per ferie” che garantisce ai malati della polemica un periodo di pausa. Tra i risultati a sorpresa delle primarie repubblicane, tra i quali spicca la vittoria di Joe Miller in Alaska (http://apolides.wordpress.com/2010/08/25/alaska-gop-primary/) e la manifestazione oceanica (http://apolides.wordpress.com/2010/08/30/rubin-palin-commentary/) di Glenn Beck a Washington, è sempre più evidente come, di fronte alla debolezza del partito democratico, i repubblicani abbiano poche e confuse idee su come sfruttare al meglio l’opportunità di riconquistare il Congresso e frenare la deriva statalista di Obama. Dopo la “dichiarazione di guerra (http://apolides.wordpress.com/2010/08/18/armey-wsj-manifesto/)” di Dick Armey e Matt Kibbe, che dicono chiaro e tondo che il Tea Party non vuole convivere con la vecchia politica, ma prenderne il controllo, è aperto lo scontro per il cuore e l’anima del “Grand Ole Party”.
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