Zhou Xiaochuan, governatore della banca centrale cinese (People’s Bank of China, Pbc), sarebbe scomparso. Le voci di quella che potrebbe essere una fuga clamorosa hanno cominciato a circolare quando, due giorni fa, un dispaccio della Ming Pao, accreditata agenzia giornalistica di Hong Kong, annunciava che il governo cinese era pronto a prendere duri provvedimenti nei confronti di alcuni alti dirigenti dell’istituto (tra i quali lo stesso Zhou Xiaochuan) in seguito alla scoperta di un «buco» di 430 miliardi di dollari causato da investimenti sui titoli di stato americani: la Cina, è noto, è il primo possessore al mondo di buoni del Tesoro statunitensi.
Panorama non ha trovato conferme ufficiali alla notizia, ma sul sito della Pbc l’ultima notizia riguardante il governatore risale al 3 agosto, quando ha incontrato i suoi omologhi giapponese e coreano. Intanto il nome di Zhou Xiaochuan risulta bloccato su tutti i motori di ricerca cinesi. «Comunque sia, il fatto che tali voci siano state fatte trapelare e abbiano avuto ampia eco in tutta la Cina è significativo» commenta il think tank americano Stratfor, che ha ripreso la notizia sul suo sito web.
«Soprattutto dal momento che il partito comunsta cinese si sta preparando a un cambiamento di leadership entro il 2012». E Zhou Xiaochuan è certamente uno degli uomini oggi più potenti a Pechino, gran navigatore della politica cinese, di cui conosce tutte le asprezze: nemico di Hu Jintao, prima che questi diventasse numero uno del partito, pare abbia scontato un periodo agli arresti domiciliari nel 2006, quando Hu sconfisse la cosiddetta «banda di Shangai». Allora non si ebbero conferme del provvidemento: se però oggi fosse davvero fuggito all’estero il controllo, per quanto stretto, di Pechino sull’informazione non potrebbe tenere a lungo nascosta la notizia. (Gianluca Beltrame)
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