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Chi, almeno una volta nella vita non ha sentito parlare dei famigerati Bond Argentina? Si proprio quei titoli borsistici che hanno fatto perdere milioni e milioni a moltissimi italiani. Ebbene, cerchiamo di riassumere un po’ ciò che è successo in nove anni di tanto parlare. Tutto iniziò nel 2001 quando il governo argentino dichiarò la moratoria sul debito (95 miliardi di dollari!!) congelando il pagamento degli interessi e sospendendo il rimborso dei capitali in scadenza. Quasi mezzo milione di risparmiatori italiani in possesso di tango-bond (per un ammontare di 14,5 miliardi) scoprirono così che i loro risparmi erano andati in fumo inghiottiti dall’enorme debito estero di Buenos Aires.

A parte lo sbigottimento e la rabbia dei risparmiatori lasciati letteralmente al verde, per molto tempo non si ebbero soluzioni al grosso problema venutosi a creare dal default dell’Argentina. Sulla spinta del Fondo Monetario, infatti, solo nel 2005 fu partorito il primo “swap” (scambio o baratto) che offriva ai risparmiatori di tutto il mondo in possesso dei titoli del debito argentino una parziale consolazione con altri titoli (trentennali) del debito argentino in cambio di quelli vecchi, con una sforbiciata di oltre il 70 per cento rispetto al valore atteso di rimborso originario. Insomma la formula era PRENDERE O LASCIARE!! In Italia questa offerta non ebbe molto successo, mentre altrove riscosse forti adesioni.

Molti risparmiatori giudicarono esageratamente bassa questa proposta di comune accordo con le banche, l’unione con le quali permise la creazione dell’associazione ”Task Force Argentina” (Tfa) con l’obiettivo di difendere gli interessi degli obbligazionisti per ottenere un più equo indennizzo. Per coloro che, invece, mantennero i vecchi titoli argentini si è presentata da poco quella che da molti sembra denominarsi “TANGO BOND ULTIMA CHIAMATA”, ovvero l’ultima opportunità per ottenere qualcosa. Miglior sorte, va detto, hanno avuto invece in questi anni quei risparmiatori che hanno avuto il coraggio di fare causa direttamente alle banche italiane che avevano venduto i titoli della Repubblica Argentina.

In molti tribunali italiani le banche sono state condannate a risarcire interamente le somme investite, allorquando è risultato evidente dai documenti presentati dai risparmiatori che non era stato comunicato e documentato l’elevato rischio di questi titoli o non si era proceduto (come nella maggior parte dei casi) a rispettare tutti gli adempimenti. Su tale argomento specifico ci soffermeremo nel prossimo articolo.

I BOND ARGENTINI IN NUMERI

 

½  milione

I risparmiatori italiani detentori di Bond al  momento del default

2005

Anno del primo swap

14,5 miliardi

Ammontare in cifre dei bond posseduti in Italia nel 2001

2010

Anno del secondo swap

2001

Anno del default

33,7% + quota x del Pil argentino + interessi maturati fino al 2009

Opzione “Discount”: primo tipo di offerta inserita nello swap del 2010

0,01

I centesimi di euro per ogni euro o dollaro di nuove obbligazioni ricevute questa è quanto proposto nel secondo tipo di offerta inserita nello swap del 2010. Cd. opzione “Par”

7 giugno 2010

Ultima chiamata per lo swap del 2010 per i Bond Argentini

Prosegue....................

Avv. Riccardo Vittorio Rossi
Studio Legale Avv.Ti FULCO & ROSSI

si ringrazia per la collaborazione la Pr. Avv. Dr.ssaValeria Moretti

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