Roma 26 Maggio 2009 - La tentazione di trovare un alleato nell'elettorato cristiano e conquistare un notevole numero di voti è sempre stato un obiettivo di diversi schieramenti ideologici. C'è anche chi parla di "vera Chiesa" come propria alleata. In realtà L'elettorato cattolico è una realtà variegata.
Manca un partito in quanto tale che rappresenti tutti i valori cattolici in politica. La pace, la giustizia sociale, la difesa della vita umana dal concepimento alla morte naturale, la sussidiarietà, la carità, la difesa della famiglia, la libertà per la scuola cattolica?
Ci provò Don Luigi Sturzo per il quale La politica era "sintesi di teorie e di interessi, di principi e di fatti; la politica è vita nel senso più completo della parola", tentando di dare un'alternativa cattolica al movimento socialista. Oggi quasi il 70% dei cattolici praticanti ha votato centrodestra. Il dato emerge da un'indagine Ipsos su ''I cattolici e le elezioni politiche 2008'', presentata alla Camera da Francesco Rutelli, Luigi Bobba e Renzo Lusetti. Nello specifico, il peso dei praticanti all'interno dei partiti è stimato del 57,%% nell'Udc, nel 36,2% nel Pdl , nel 28,5% nel Pd e con percentuale analoga nell'IdV di Di Pietro. Per quanto riguarda le scelte di voto, le differenze a vantaggio del Pdl rispetto al Pd sono di 8 punti percentuali tra i cattolici impegnati, di oltre 17 punti tra i praticanti non impegnati, di 13 punti tra i praticanti saltuari. Dato netto che sembra bocciare anche l'ipotesi di una terza forza politica che rappresenti le istanze della cultura cattolica. ''Solo il 18% degli intervistati la condivide - ha spiegato Nando Pagnoncelli dell'Ipsos - e la percentuale è anche in lieve flessione rispetto all'analogo sondaggio condotto nel 2007''. Altro dato significativo è poi che ''solo il 16% degli (quindi la metà circa dei cattolici praticanti) ritiene sempre vincolanti le indicazioni del magistero della Chiesa su temi etici, sociali e politici. Una fascia ben più ampia (quasi il 40%) si definisce attenta a queste indicazioni, pur senza ritenerle vincolanti, mentre un ulteriore 40% si definisce distante e una fascia minoritaria (9%) le giudica in modo fortemente critico''. Dall'indagine si evidenzia inoltre come sia ormai radicata tra i cattolici la distinzione tra sfera religiosa e politica. Elemento evidenziato dalla domanda 'Oggi si parla molto della presenza dei cattolici in politica. Lei pensa che 1) una forza organizzata non serve, non confondere religione e politica, 2) serve una forza organizzata e presente alle elezioni, 3) non sa''.
Il 69% dei cattolici impegnati si è detto d'accordo con la prima risposta e solo 1l 28% per la seconda. Percentuali ancora più alte tra 'assidui e partecipanti' col 76% contrario alla forza politica cattolica organizzata e il 22% favorevole. I cattolici saltuari si sono distribuiti tra un 82% e il 13% rispetto alla prima e alla seconda risposta. Rapporto analogo tra i cattolici non praticanti con 83% alla prima risposta e 13% alla seconda. La media sul totale vede un 78% di cattolici contrari ad una forza politica cattolica organizzata in quanto tale.
Per cui il 70% dei cattolici andando alle urne per le elezioni europee porterà con sé la convinzione di Augusto del Noce: « Il comunismo si presenterebbe come centro della sinistra europea, quindi lascerebbe da parte gli aspetti staliniani rivoluzionari e s'impadronirebbe di tutti gli strumenti culturali. Si avrebbe un nuovo totalitarismo che si fonderebbe non più sui campi di sterminio, ma sul dominio completo dei mezzi di comunicazione »
A determinare le scelte dei cattolici sono gli stessi motivi degli altri elettori: per il 35,5% hanno contato salari e stipendi, economia e sviluppo per il 20,5%, sicurezza, lotta alla criminalità' per il 17,8%, difesa ambiente e lotta all'inquinamento per 10%, risanamento dei conti e finanze dello Stato per 9,6%, I temi etici (difesa della vita, aborto, ecc.) hanno riguardato solo il 3,4 per cento.
Nell'ottobre del 2006, parlando a Verona al IV Convegno Nazionale della Chiesa Italiana, Benedetto XVI aveva esortato i cattolici a non "ripiegarsi" su se stessi, a "mantenere vivo" il loro "dinamismo", ad "aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, a non trascurare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dell'Italia. Tocca a noi infatti -ha esortato il papa- dare risposte positive e convincenti alle attese e agli interrogativi della nostra gente: se sapremo farlo, la chiesa in Italia renderà un grande servizio non solo a questa nazione, ma anche all'Europa e al mondo". Si tratta di un programma politico-culturale decisamente ambizioso per i cattolici italiani. Un programma che per molti versi fa pensare a ciò che Vincenzo Gioberti aveva definito il "primato morale e civile degli italiani". Ri-inculturare la politica, rinvigorirla con la grande tradizione dell'antropologia cristiana: questo è il compito principale del nostro cattolicesimo politico oggi. Senza alcuna pretesa "neoguelfa", anzi, auspicando anche per l'Italia una stagione politico-culturale che sappia darci finalmente un assetto da nazione civile
Noti sono stati anche i preti impegnati in politica. Dal prete "no global" Don Vitaliano della Sala, noto alle cronache per il boicottaggio alla guerra nella ex Jugoslavia e la partecipazione alle manifestazioni dei No Global, compreso il G8 di Genova. Sospeso per "comportamenti gravemente e pubblicamente offensivi della comunione della Chiesa". Passando per Padre Zanotelli, ex direttore di "Nigrizia", oggi personaggio simbolo dei no global di tutto il mondo. O padre Eugenio Melandri di "Missione Oggi", che entrò in politica e fu eletto deputato al parlamento europeo nelle liste del Partito della rifondazione comunista. A Don Gianni Baget Bozzo, da poco scomparso, e al quale una rivelazione privata di Gesù, rivelò diversi anni fa di diffidare delle coalizioni di sinistra e fu uno dei fondatori di Forza Italia.
Generalmente i media cattolici non sono molto teneri con il Governo, come Famiglia Cristiana, che ha definito l'operato del Premier come "primato del fare e anarchia di valori" soprattutto in riferimento ai valori e ai temi etici sensibili o "Avvenire", secondo cui ricorrere al voto di fiducia sul disegno di legge sulla sicurezza e' ''un grave errore''. Il quotidiano ritiene che il pacchetto sicurezza assomigli a ''un sistema di norme che tende a proporre allo straniero immigrato in Italia una sorta di percorso a ostacoli da superare per restare in questo Paese piuttosto che regole chiare verso un'integrazione''. Benedetto XVI ha invece voluto esprimere parole di incoraggiamento al congresso fondativo del PdL. Apprezzamento dei Vescovi italiani sono arrivati al Governo in occasione della delicata questione etica del fine vita, legata alla vicenda di Eluana.
In Europa i cattolici avranno bisogno di rappresentanti che riaffermino l'identità cristiana del continente fondato da San Benedetto, orfani nella costituzione europea di un riferimento alle radici cristiane.
Cristo, in forza del suo ministero e del suo messaggio, ha sempre evitato lo scontro politico, in particolare il messianismo politico, condiviso dalla maggioranza dei giudei del suo tempo..
Chi vorrebbe "portare" Gesù a sinistra rivendica i valori dell'attenzione ai più deboli, alla solidarietà, alla giustizia sociale, dell'economia equa e solidale? In realtà la visione originaria del marxismo nega i valori religiosi. Marx ha elaborato la sua nota teoria della religione come "oppio dei popoli". Secondo questa teoria la religione è il prodotto di un'umanità alienata e sofferente per causa delle ingiustizie sociali, quindi se la religione è il frutto malato di una società malata, l'unico modo per sradicarla è quello di distruggere le strutture sociali che la producono, cioè abbattere la società di classe. Un'idea originaria, ma anacronistica? Proseguiamo nella storia. A giudizio di Gramsci (uno dei padri della sinistra in Italia) il comunismo era "La religione che doveva ammazzare il cristianesimo. Religione nel senso che anch'esso è una fede, che ha i suoi martiri e i suoi pratici; religione perché ha sostituito nelle coscienze al Dio trascendentale dei cattolici la fiducia nell'uomo e nelle sue energie migliori come unica realtà spirituale". Per Togliatti Mentre con i veri cattolici il comunismo può coesistere solamente nella lotta, la sua consistenza con le religioni che accettano il relativismo dialettico può essere senz'altro pacifica. Gesù disse: "Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno". (Mt 5,37) Non esiste relativismo per un cristiano. «Io sono la via, la verità e la vita". (Gv 14,6) Il relativismo è la negazione della verità. Nel cattolicesimo la difesa degli ultimi e la giustizia internazionale non provengono dalla lotta (materialista) di classe, ma dall'applicazione pratica dei valori spirituali della magna carta della morale evangelica: le otto beatitudini. Il materialismo dialettico del comunismo esclude l'orizzonte spirituale e, senza Dio, diventa utopia ideologica.
Chi vorrebbe "portare" Gesù a destra può rivendicare la storica alleanza tra Mussolini e la Chiesa Cattolica, culminato nei Patti Lateranensi del 1929 col Concordato. Ma anche il rispetto dei valori della famiglia, contro il divorzio, e della vita, contro l'aborto e i valori specificatamente di fede. Ma va anche ricordato che, come il materialismo dialettico di Marx è ideologia antireligiosa, così anche il liberalismo economico sfrenato rimane per il cristiano una forma di paganesimo, perché Gesù disse: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni» (Lc 12,15). Non è il capitalismo in quanto tale che è in discussione. Il libero mercato è certamente più in linea con la dignità della persona umana, rispetto al marxismo, che nega la libera iniziativa economica e penalizza fortemente le qualità individuali, appiattendo tutti con l'idea di un'utopica uguaglianza sociale (non di parità della dignità umana). E' invece da condannare la separazione tra eticità ed economia. Quando al centro dell'attività economica non c'è più l'uomo e i suoi diritti, ma solo il profitto. La crisi economica mondiale insegna. Quando al centro della politica non c'è la dignità umana e la sua promozione, ma il potere. Potere che per un cristiano deve sempre divenire servizio agli altri.
Giorgio Nadali
www.giorgionadali.it