Roma 20 Agosto 2009 - Ormai sono innumerevoli le testimonianze nazionali e internazionali sulla bassa qualità della nostra università.
Le classifiche internazionali sulle università posizionano il nostro paese agli ultimi posti della classifica anche dietro a paesi che consideriamo del terzo mondo. Ricercatori e scienziati italiani dall'estero spiegano che la fuga dei cervelli in realtà è la fuga dal baronato, dalla burocrazia e dalle mani legate sulla libertà di ricerca per motivi etici e di interesse. La stessa imprenditoria italiana investe nell'università svogliatamente per gli stessi motivi.

Ma quello che trovo altrettanto tragico è che un giovane, che inizi oggi l'università, la trovi esattamente identica nella forma e nelle sue funzionalità operative come la trovò suo padre. Ancora libri, ancora docenti universitari che spiegano la loro materia a voce, ancora tutto come sempre. Certo, c'è un po' di informatizzazione ma tutto è ancora altamente discrezionale e soggettivo nelle mani dei docenti.
Io, se dovessi tornare all'Università, non vorrei dover comprare il libro del professore che tiene il corso (lo trovo un tremendo conflitto di interessi) ma mi aspetterei di scaricare le lezioni in WebEx da Internet, gratuitamente perché il docente, pagato dall'Università, dovrebbe dedicarsi anima e corpo a realizzare e a organizzare il suo insegnamento con i potenti strumenti comunicativi della multimedialità.
Uno studente da casa dovrebbe poter seguire le lezioni e le esercitazioni comodamente nella sua stanza evitando così di far spendere soldi ai suoi genitori in costosissimi affitti in nero per delle sporchissime stanze con un letto sfondato, un tavolo da ping pong come scrivanie e vecchie sedie da bar raccattate chissà dove.
Si eviterebbe anche il pendolarismo massacrante delle inefficienti ferrovie dello Stato che condizionano, con i ritardi cronici, la vita di studenti e lavoratori.
Il professore sarebbe impegnato a tenere solo lezioni di approfondimento e perfezionamento per quegli studenti che le richiederebbero e chiaramente il professore sarebbe impegnato anche per tutte le attività legate al regolare svolgimento degli esami; tutto ciò tramite prenotazione online naturalmente.
Riassumendo, lo studente dovrebbe recarsi all'università solo per lezioni di approfondimento, laboratori ed esami. In questo modo studiare all'università costerebbe di meno, sarebbe meno dispersivo, si darebbe a tutti una base di studio uniforme e si eviterebbe una pressione sociale su infrastrutture e servizi.
Molte delle Università che sopravvanzano quelle italiane funzionano così e sfornano professionalità superiori alle nostre; dubito che un sistema universitario come questo sarebbe accettato a cuor leggero nell'università statale perché comporterebbe una forte riduzione del personale docente (che diventerebbe perfettamente inutile), di addetti di vario titolo e di indotto.
Se una riforma dell'università non va in questo senso vuol dire che si preferisce speculare sui contribuenti e sul futuro professionale della nazione pur di garantire un futuro florido e sereno a pochi.
Stefano Bisogni