
Anno IV articolo n.1426 (letto 5314 volte)
Il titolo allude ad un episodio realmente accaduto che vide le rose preferite del giardino di Albeniz schiudersi in un ultimo saluto proprio un attimo dopo la sua scomparsa; allo stesso tempo vuole sottolineare la ricchezza poetica dell?opera che appare proprio come un colorato giardino di fiori musicali. L?Iberia rappresenta ?la meraviglia del pianoforte?eccelle su tutto e su tutti?, come afferm? il grande Olivier Messiaen; in effetti la composizione ? traboccante di gioielli compositivi. L?armonia screziatissima che si muove tra un?antica modalit? ed una modernissima politonalit?, il ritmo sempre cangiante pur mantenendosi unitario nei vari brani, la melodia ricca di spunti tradizionali eppur trasfigurata tanto da essere materiale originale; infine il meccanismo di una scrittura pianistica rinnovata, tanto complessa quanto imprescindibilmente legata al fine musicale. Il saggio di Marinacci indaga tutti questi aspetti osservando da vicino ciascuno dei dodici brani che compongono la raccolta e mettendo in luce il legame profondo tra le varie componenti musicali al fine di realizzare l?idea poetica di una Spagna non documentaristica o attardata sul dato folklorico, ma vista attraverso la lente della nostalgia, sognata e ricreata in modo ideale e non descrittivo. Questo ? ci? che fa dell?Iberia di Albeniz, un unicum nella storia della musica; non siamo di fronte ad un pezzo d?imitazione, di genere o di colore , ma all?idealizzazione di una terra, di una tradizione e del suo patrimonio poetico attraverso un linguaggio nuovo, personale ed autentico.